domenica 25 settembre 2016

La Mandragola e il teatro nel Cinquecento




Nel Cinquecento, grazie al recupero e alla traduzione nelle diverse lingue volgari, da parte degli umanisti di numerosi testi classici greci e latini, sia testi teatrali come le commedie di Plauto e Terenzio e le tragedie di Seneca, sia opere teoriche come la Poetica di Aristotele (tradotta per la prima volta in latino dall'umanista Giorgio Valla nel 1498) il Teatro tornò ad avere un ruolo centrale nel panorama culturale italiano ed europeo

I nuovi generi furono la commedia, la tragedia, il dramma pastorale; si continuò comunque anche nella tradizione medievale della Sacra rappresentazione che ebbe numerosi esponenti anche nel corso del Rinascimento.

Per le rappresentazioni, inizialmente ospitate nei saloni e
nei giardini, nella seconda metà del secolo vengono costruiti i primi teatri di cui sono mirabili esempi: il Teatro Olimpico di Vicenza (1580) progettato dall'architetto Andrea Palladio, il primo e più antico teatro stabile coperto dell'epoca moderna. e il cosiddetto Teatro all'Antica di Sabbioneta (1590), realizzato per i Gonzaga su progetto dell'architetto vicentino Vincenzo Scamozzi 

I testi teatrali venivano ancora rappresentati da giovani dilettanti, come le Compagnie della calza dei nobili veneziani per i quali lavorarono il Ruzante e l'Aretino, e l'Accademia degli Intronati di Siena, o le Confraternite fiorentine come la Compagnia del Vangelista oppure, sempre a Firenze, compagnie di nobili dilettanti (a imitazione delle Compagnie della calza) come quella della Cazzuola e la Compagnia del Paiuolo.

Commedie 

La lista è lunga. Segnaliamo in ordine di antichità: 

Bernardo Dovizi da Bibbiena: La Calandria
Ludovico Ariosto: I suppositi, La Cassaria
Niccolò Machiavelli: La mandragola
Torquato Tasso: Intrichi d'amore
il nostro Flaminio Guarnieri: L'intrico

Tragedie e drammi pastorali

Nel Rinascimento anche il teatro tragico trovò un suo spazio; i rappresentanti più importanti della tragedia rinascimentale furono il Gian Giorgio Trissino, autore di Sofonisba (1514) e Torquato Tasso che compose tragedie di carattere mitico ed epico-pastorale, genere a metà strada fra la tragedia e la commedia e, d'ispirazione senechiana, il Torrismondo 
L'opera più rappresentativa di questo periodo, fu però un dramma pastorale: Il pastor fido (1590) di Giovan Battista Guarini

domenica 18 settembre 2016

La mandragola nel Novecento

La mandragola PosterLa Mandragola è un film del 1965 diretto da Alberto Lattuada con protagonisti Rosa Schiaffino e Philippe Leroy. 
La trama è esattamente la stessa della commedia teatrale, sebbene vi siano state aggiunte delle scene o le stesse siano state rese in maniera differente rispetto al corpus originario.
Vedi maggiori dettagli su





La mandragola; regia di Roberto Guicciardini; musiche e canzoni Benedetto Ghiglia. Storica rappresentazione messa in onda dalla RAI nel 1978.





MANDRAGOLA

Callimaco - Chi è quel che mi vuole?
Messer Nicia - Bona dies, domine magister.
Callimaco - Et vobis bona, domine doctor.
Ligurio - Che vi pare?
Messer Nicia - Bene, alle guagnele!
[...]
Callimaco - Egli è la verità; ma, a volere adempiere el desiderio vostro, è necessario sapere la cagione della sterilità della donna vostra, perché le possono essere più cagione: nam cause sterilitatis sunt: aut in semine, aut in matrice, aut in instrumentis seminariis, aut in virga, aut in causa extrinseca.


Ligurio - El dottore fia facile a persuadere; la difficultà fia la donna, ed a questo non ci mancherà modi.
Callimaco - Avete voi el segno?
Messer Nicia - El ha Siro, sotto.
Callimaco - Dàllo qua. Oh! questo segno mostra debilità di rene.
Messer Nicia - E' mi par torbidiccio; eppur l'ha fatto ora ora.
Callimaco - Non ve ne maravigliate. Nam mulieris urine sunt semper maioris grossitiei et albedinis, et minoris pulchritudinis quam virorum. Huius autem, inter cetera, causa est amplitudo canalium, mixtio eorum que ex matrice exeunt cum urinis.
Messer Nicia - Oh! uh! potta di san Puccio! Costui mi raffinisce in tralle mani; guarda come ragiona bene di queste cose!

Callimaco - Io ho paura che costei non sia la notte mal coperta, e per questo fa l'orina cruda.

Machiavelli: vita e opere minori

 

L'epistolario

 

Il Principe

Notevole montaggio realizzato dagli alunni del Liceo Scientifico di Altamura utilizzando frammenti di Bignomi, di fiction televisive  e video originali


La mandragola (treccani.it)

Sin dai primi anni del Cinquecento inizia una vera e propria produzione teatrale in lingua volgare. Destinatario è il pubblico delle corti, gli spettacoli sono allestiti in sale adattate per l’occasione durante feste o celebrazioni particolari.
Nel 1518, Machiavelli scrive la Mandragola, a pochi anni dai primi esperimenti di Ariosto (La Cassaria del 1508 e I Suppositi del 1509) e del Bibbiena (La Calandria del 1513).  L’opera, che fu rappresentata in occasione delle nozze di Lorenzo de’ Medici, il duca di Urbino, nipote del Magnifico, ebbe molto successo e venne pubblicata e replicata numerose volte.

TRAMA

Il giovane e ricco Callimaco, tornato da Parigi a Firenze si serve dell’aiuto del parassita Ligurio per sedurre la bella e casta Lucrezia. Ligurio ha l’idea di sfruttare la stupidità del marito di lei, Nicia, desideroso di avere un erede, ma......   continua a leggere su treccani.it















STRUTTURA

La commedia è divisa in cinque atti e comprende un prologo e cinque canzoni, una che precede il prologo, le altre quattro a chiudere ciascun atto.
La vicenda si sviluppa intorno al doppio tema della beffa (incarnata nei personaggi di Nicia, la vittima, e Ligurio, l’artefice) e dell’amore(incentrato sui personaggi di Callimaco e Lucrezia).
I modelli di riferimento sono, quindi, il teatro classico, da cui l’autore trae l’impianto generale, la novellistica italiana e Boccaccio in particolare da cui trae la materia narrata, l’articolazione e la psicologia dei personaggi. Machiavelli utilizza il procedimento, tipico della commedia rinascimentale, della contaminatio.
Se la beffa ordita ai danni di uno sciocco e l’amore contrastato sono temi già presenti nelle commedie plautine, tuttavia il modello di riferimento è sicuramente il Decameron e, in particolare, le novelle della VII e VIII giornata.

ANALISI E CONFRONTO CON IL PRINCIPE

Pur appartenendo a due generi molto diversi, il Principe e la Mandragola hanno molti elementi di contatto, primi fra tutti la logica dell’utile e l’intelligenza a essa applicata. In entrambe le opere c’è l’intento palese di analizzare e mostrare la verità effettuale dei mezzi con cui l’uomo arriva a raggiungere i suoi fini, spostando la prospettiva dallo scenario vasto della politica a quello della vita privata e utilizzando il linguaggio della comicità.
Si tratta, tuttavia, di una comicità amara e spietata poiché, se lo scopo dell’agire politico ha una ‘intenzione alta’, i personaggi della Mandragola mettono in campo tutte le loro migliori energie, le loro virtù, per uno scopo greve e volgare: il soddisfacimento dell’amore sensuale e l’interesse economico.
In qualche modo, si può dire che le virtù del Principe siano distribuite in tutti i personaggi, anche se sicuramente Ligurio lo rappresenta in modo più completo.
È lui, infatti, il vero protagonista della vicenda, un personaggio ben diverso dai parassiti o dai servi scaltri della commedia classica, poiché non agisce per un tornaconto personale (elemosine, cene, privilegi, ecc.). La sua azione è mossa dal puro piacere intellettuale di vedere realizzato un piano ben congenato, di verificarne l’efficacia e la perfezione. E il piano funziona grazie alla logica perfetta, all’acume dimostrato nel comprendere l’animo umano, al tempismo, alla sfrontatezza e alla capacità di adattamento alle circostanze.

Callimaco (il cui nome significa ‘combattente per la bellezza’) è il diretto beneficiario di tutta l’azione, incarna al tempo stesso la passionalità nobile e la carnalità più bassa, possiede il coraggio, l’intraprendenza e l’energia vitale dell’uomo che costruisce il suo destino, sfruttando opportunamente le condizioni favorevoli e gli aiuti che gli vengono offerti dalla fortuna.

Come Ligurio, anche fra’ Timoteo è portatore di una lucida intelligenza, di un’acuta capacità di calcolo delle opportunità e di rapido adattamento alle circostanze. Esclude le regole morali dal proprio agire (il significato del suo nome ‘colui che onora Dio’ è palesemente ironico), ma tale comportamento, a differenza del Principe, è dettato dall’interesse e dall’avidità. Inoltre, non essendo uomo d’azione come Ligurio, proprio a lui sono affidati i momenti meditativi della commedia, con un effetto comico paradossale, ma profondamente amaro.
Anche in Lucrezia possiamo riscontrare una delle virtù maggiormente esaltate nel Principe ovvero la capacità di adattamento, diaccettare la fortuna e adeguarvisi, prevedendone le variabilità (cap. XXV del Principe). È interessante notare che quella virtù che viene presentata come più difficile da raggiungere, proprio per la resistenza dell’uomo di fronte ai cambiamenti, nella commedia sia attribuita a una donna.
La figura dello sciocco beffato, nella commedia impersonato da Nicia, è già presente nella tradizione teatrale classica e nella novellistica italiana, ma il personaggio creato da Machiavelli è molto più complesso e articolato e non si risolve nella sola semplicioneria. Nicia, come gli altri personaggi, ha un obiettivo preciso e, con cinismo gretto e amorale, è intenzionato a raggiungerlo anche a costo della morte di un uomo. È avaro e disonesto, prepotente con la moglie e preoccupato solo dalle possibili conseguenze legali delle sue azioni. Se da una parte è il centro dell’azione comica della commedia, rivela al tempo stesso gli aspetti più sinistri e bassi della natura umana e contribuisce a fornire una visione pessimistica della realtà in quanto, alla fine, anche se beffato, ha tuttavia ottenuto il suo scopo, come tutti gli altri.
Il lieto fine, proprio della commedia ma paradossale nella Mandragola, fornisce un ulteriore elemento di parallelismo con l’opera politica. I personaggi si riuniscono in chiesa per celebrare, in una sorta di consacrazione parodistica, ciò che ciascuno ha ottenuto: tutti hanno violato le regole morali, vittime e artefici, ma ora tutti sono soddisfatti del nuovo stato di cose. In questo senso entrambe le opere sono dominate dalla stessa visione pessimistica dell’uomo, malvagio e portato per natura a perseguire i suoi interessi egoistici e materiali.
Tale visione nella Mandragola è amplificata per contrasto e resa più amara dalla veste comica data dal genere teatrale che apparentemente dissimula il disincanto, ma scaturisce dalla sproporzione tra logica razionale e perfezione del piano, da un lato, e banalità dello scopo dall’altro; nonché tra forma del discorso (alto e logico) e materia vile e grossolana.